Sostituzione della regina: perché, quando, come. Prima parte.

Sostituzione della regina: perché, quando, come. Prima parte.

Introduzione cella realeIo credo che prima di parlare di «tecnica del ricambio» delle regine, sia necessario cercare di capire bene quello che si vuole fare. Altrimenti ci si comporta come robot meccanici senza cervello. Le domande fondamentali che si deve porre l’apicoltore sono tre:

– perché cambiare la regina?

– quando cambiarla?

– come cambiarla?

Proviamo ad esaminarle.

PERCHÉ?

Le risposte più semplici al «perché» già ci portano a riflettere sui meccanismi biologici del rapporto regina/alveare. Non è sufficiente dire: «sciama di meno», «produce di più», «resiste di più alle malattie della covata e all’attacco della varroa».

Andiamo più a fondo. Consideriamo le prestazioni di una regina nei quattro o cinque anni della sua vita naturale e la fisiologia del suo «regno».

Fino a una ventina di anni fa l’ecosistema (la campagna, le acque, l’aria) era molto meno inquinato e molto meno specializzato di ora: la natura era molto più generosa con le api. A raccolti più continui e più vari corrispondevano condizioni di benessere degli alveari molto più estese nel tempo e nello spazio.

A parte la naturale tendenza alla sciamatura, regine giovani, meno giovani e anzianotte davano risultati comparabili. Col passar degli anni gli apicoltori più esperti, più mobili sul territorio e in migliori condizioni per stimare statisticamente la resa degli alveari i professionisti hanno scoperto che gli alveari più redditizi erano quelli dotati di regine giovani: meno lavoro, meno rischi e più prodotto.

Col passar degli anni le condizioni ambientali sono notevolmente peggiorate: più veleni nell’ambiente, meno varietà di fiori (diserbi, monoculture) più stress dell’alveare per superare le avversità naturali.

Le stagioni produttive sono diventate una faticosa maratona per gli alveari: si comprende perché nella corsa le regine giovani prevalgono sulle giovanissime, su quelle di mezza età e su quelle anziane.

Nella seconda stagione di vita le regine depongono più uova, con meno sforzi metabolici. Le ghiandole secernono maggiori quantità di feromoni (miglior efficienza dei messaggi chimici di regolazione della vita dell’alveare: «regno più unito»). A parità di condizioni ambientali e genetiche, gli alveari con regine giovani avranno più operaie, raccoglieranno più nettare e più polline durante i brevi periodi di fioritura. Anche il raggio di bottinamento sarà mediamente più ampio grazie al minore logorio delle api. Il maggior numero di api di casa faciliterà l’igiene e le potenzialità di allevamento delle larve. Il ricambio sarà facilitato, con evidente vantaggio per tutte le reazioni di un buon alveare ai fattori debilitanti interni ed esterni.

Se quanto detto finora ci può convincere del «perché» è consigliabile sostituire le regine, mancano ancora gli argomenti per determinare quali sono i limiti di convenienza. Se non riusciamo a passare dal qualitativo al quantitativo, se non riusciamo a dare delle cifre, a calcolare quanti soldi valgono: il nettare raccolto in più, gli sciami persi in meno, le minori perdite da malattie, i chilometri e le ore risparmiati in visite, cure, spostamenti ecc … non riusciremo mai a decidere se il guadagno è maggiore, uguale o Alla spesa di acquisto a conti fatti bene – una buona regina (o della fatica, dell’impegno di capitale e di tempo per allevarle sistematicamente da soli).

Questo punto, essenziale per una risposta da vero apicoltore razionale, mi trova insufficientemente preparato. Ecco un ottimo spunto per una ricerca applicata di importanza fondamentale per l’apicoltura moderna. Avanti! C’è posto per un manipolo di laureandi capaci, per diversi ricercatori di pubblici Istituti e per sperimentare una seria e produttiva collaborazione tra mondo della ricerca e mondo della produzione apicola. Forse non è facile, ma sicuramente non è impossibile!

QUANDO?

Sgomberiamo subito il campo da un errore comune: mai quando la famiglia è ormai orfana. In tal caso non si «cambia» nulla: si cerca di salvare il salvabile chiudendo la stalla a buoi scappati.

Introduzione della regina con la gabbiettaNon eliminare le regine «adulte» migliori, conservandole in sciametti quando le si sostituisce con quelle giovani, è una pratica utilissima per avere regine di scorta per gli alveari orfani in qualsiasi momento della stagione.

Quando ci si trova di fronte all’orfanità dell’alveare, la soluzione migliore, nel 99 % dei casi è la «riunione » (con il metodo del giornale o altro) ad una famigliola non orfana.

Per una vera e propria sostituzione, il «quando» si risolve nello stabilire sia dopo quanto tempo, sia qual è il miglior periodo della stagione per intervenire.

Personalmente sono convinto che per gli apicoltori produttori (media e larga scala di allevamento) valga assolutamente la pena (il costo!) un ricambio annuale. Si: ogni anno! Un parco regine ottimale negli apiari è costituito da esemplari nati e attivati nell’alveare nell’anno precedente.

Ogni regina dovrebbe fare l’ultimo periodo di una stagione, I’invernamento e la prima parte della stagione successiva. Poi è conveniente se si fanno bene i conti sostituirla, conservando solo le migliori di riserva.

Anche questo è un’ottimo spunto per una ricerca su larga scala. I più interessati sono gli apicoltori professionisti e gli allevatori di regine. Capire esattamente la valenza economica di un ricambio annuale o biennale è di fondamentale importanza. I maggiori produttori degli Stati Uniti (diverse migliaia o decine di migliaia di alveari) sono favorevoli al ricambio sistematico annuale… ma da noi in Italia?

Lo stesso discorso deve valere, a mio avviso, anche per gli apicoltori medio piccoli o piccolissimi che operano in zone industrializzate o comunque ad agricoltura intensiva: ove l’ambiente è inquinato, o molto inquinato, la forza massima di tutti gli alveari è decisiva. Per chi non opera in condizioni così drastiche, un ricambio ogni due anni può essere una prassi adeguata, ma comunque non paragonabile alla sostituzione annuale.

Su quale sia il periodo della stagione più propizio per intervenire, le opinioni sono varie.

lo consiglio da giugno a settembre, possibilmente sostituendo le regine in periodi diversi (distribuiti in tutti e quattro i mesi) e procurandosi ceppi diversi.

Un elemento tecnico fondamentale da tenere presente è che gli effetti di un cambio di regina sulle capacità di raccolto dell’ alveare, si vedono concretamente oltre 40 giorni dopo la sostituzione: per questo la maggior parte dei professionisti si orienta per un cambio prima o dopo l’ultimo raccolto importante (castagno, girasole, erba medica, alta montagna ecc.):

SI RINGRAZIA Apicoltura Angrisani

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