Le api scompaiono : quattro anni alla fine del mondo? Einstein, le api e la fine dell’uomo

Oltre a fornirci da sempre il nettare degli Dei, le api rappresentano un indicatore ambientale straordinariamente sensibile.
Le api non apprezzano ad esempio i campi Ogm, li evitano accuratamente e a quanto pare trasmettono messaggi di allarme anche alle loro compagne che non hanno ancora sorvolato coltivazioni transgeniche. Ma che fossero gravemente minacciate anche dalle onde elettromagnetiche dei nostri cellulari è una spiacevole novità, annunciata da alcuni studiosi tedeschi dell’Università di Landau: gli insetti, secondo le loro ricerche, rifiutano di rientrare negli alveari se nei paraggi vengono piazzati ripetitori o congegni elettromagnetici.

Il loro sistema di «navigazione» ne verrebbe sconvolto, al punto che non riuscirebbero più a ritrovare la strada per le arnie.
Quel che preoccupa ancor di più è la moria di api che negli ultimi anni, dati alla mano, sarebbe aumentata in maniera esponenziale…. I telefonini provocherebbero quello che in termini scientifici viene definito «Colony collapse disorder», ovvero la morte degli insetti lontano da casa. Il fenomeno, registrato dallo scorso autunno negli Usa, è stato segnalato anche in Europa, dapprima in Spagna, ora anche in Germania e Inghilterra. La misteriosa malattia sta decimando le api americane, mettendo a repentaglio l’impollinazione di molte colture e provocando danni per centinaia di migliaia di dollari. Negli ultimi tempi gli apicoltori di una ventina di Stati americani hanno registrato perdite fino all’80 per cento della popolazione di api. Un fenomeno inconsueto per diffusione e gravità.

Le api sono una risorsa economica  enorme  della natura. Un alveare contiene fino a 50.000 insetti, in Europa ci sono miliardi di api e ogni volta che una esce dall’alveare impollina un centinaio di fiori, «lavoro» che produce, solo nell’Unione Europea, miliardi di euro. L’importanza dell’impollinazione è incommensurabile per l’ecosistema: senza api centinaia di piante scomparirebbero. Eppure i miracolosi insetti scompaiono dai campi a ritmo serrato. Gli apicoltori ne trovano sempre di più morte sotto gli alveari e la produzione di miele cala in tutto il mondo. Colpa della chimica in agricoltura, certamente, e anche dei cambiamenti climatici. Secondo un rapporto del World Watch Institute un terzo degli alveari di ape domestica è già scomparso e la stessa sorte tocca alle specie selvatiche. Al danno naturale si aggiunge quello economico perché il valore dell’ impollinazione delle piante è stimabile intorno ai 10 miliardi di euro l’anno nel mondo.

Ulteriori dubbi, dunque, si addensano su ripetitori e cellulari: che siano dannosi lo si sospetta da tempo, e molte ricerche, anche se contrastate da studi di segno opposto, lo affermano. Un’indagine finlandese di qualche anno, per esempio, affermava che l’uso eccessivo e decennale del telefono cellulare può aumentare del 40 per cento il rischio di sviluppare un tumore al cervello. Una ricerca svedese dice invece che le onde elettromagnetiche sono in grado di distruggere le cellule cerebrali.

In ogni caso qualunque sia la spiegazione della moria di api, Einstein ci aveva avvisato: <<Se le api scompariranno all’uomo resteranno solo quattro anni di vita».

http://www.alessandrocaruso.it/blog/?p=44

Le api scompaiono, “quattro anni alla fine del mondo?”

Milioni di insetti stanno scomparendo in ogni parte del mondo. Le cause sono ancora ignote, ma tutti gli indizi portano alla mano dell’uomo.

 

C’è un disastro silenzioso che si sta consumando in questi mesi e che trova ben poco posto tra le notizie di politica, cronaca e costume.

Le api stanno scomparendo!

 

Poco male, pensano alcuni, vorrà dire che si farà a meno del miele.

Purtroppo la questione non è così semplice.

Le api sono le principali responsabili dell’impollinazione di centinaia di specie di piante, sia coltivate che selvatiche.

Niente api, niente impollinazione, con conseguenze non solo sulla flora ma sull’intero ecosistema – e quindi anche sulla nostra esistenza – che lasciano immaginare un futuro tutt’altro che roseo.

Senza api, niente miele, niente frutti, poche verdure, niente fiori…………!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

“Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.

La frase viene attribuita ad Albert Einstein !”

A riportarla questa volta è Dvdba. Saremo pure sopravvissuti all’accensione del Large Hadron Collider, ma la prospettiva di vita sembra essere rimasta sempre di quattro anni. Come spesso tristemente accade, la prima valutazione di quello che sta accadendo viene fatta solo in termini economici, come leggiamo da Ecoalfabeta:

L’APAT si preoccupa di quantificare il danno economico dato dalla morte delle api. La preoccupazione maggiore credo sia invece un’altra, e cioè, quanto potremmo vivere senza le api?

Wikipedia riporta una lista di 120 piante alimentari o da foraggio che vengono in tutto o in parte impollinate dalle api.

Veniamo così a sapere che

* l’impollinazione è essenziale per il kiwi, le noci brasiliane, le angurie, le zucche, gli zucchini, le noci di macadamia, i maracuja, il cacao e la vaniglia

* l’impollinazione è di grande importanza per i mirtilli, le more, i lamponi, le pere, le pesche, le mandorle, le ciliegie, le amarene, le albicocche, gli avocado, i mango, le mele, il cardamomo, i cetrioli, il coriandolo, le noci di cola, le rape e gli anacardi

* negli altri casi il contributo è più modesto, oppure non conosciuto.

Chi ci assicura poi che i danni alle api domestiche non si diffondano anche ad altri insetti impollinatori selvatici?

Il punto quindi non è tanto valutare il danno economico, ma comprendere, che in molti casi non esiste alternativa all’impollinazione degli insetti: non credo proprio che potremmo mandare gli economisti, i businnes managers e i pianificatori dello sviluppo a saltare da una pianta all’altra per trasportare il polline…

Purtroppo l’idea dell’impollinazione manuale è qualcosa di più di una amara battuta, come ci racconta Naturalnews:

«Se le api scompaiono saremmo costretti ad impollinare a mano molte coltivazioni, come già accade in certe zone della Cina in cui le api sono estinte – afferma l’entomologo Giorgio Celli -. Ogni giorno migliaia di braccianti agricoli si armano di pennelli e salgono sugli alberi per fare il lavoro delle api.»

Ma quali sono le ragioni di questa scomparsa? Sono state fatte diverse ipotesi in merito, come scrive Lorenzo Cairoli:

Ogni giorno in America è un 11 settembre per le api.. Ma cos’è di preciso? Un fungo? un virus? gli effetti di un pesticida? Sono le api australiane che hanno infettato le api americane? O dobbiamo credere alla teoria delle radiazioni dei telefonini che alterano il sistema d’orientamento delle api e non gli fanno ritrovare la via del ritorno alle arnie?

Tuttavia qualche sospetto comincia ad andare in una direzione precisa, come riporta Ecoblog:

L’ allarme è stato lanciato dall’Apat e sottoscritto da Francesco Panella, presidente dell’Unione Apicoltori, il quale sostiene che la colpa risiede nei cambiamenti climatici ma anche nell’inasprimento delle infezioni da virus e dall’inquinamento da fitofarmaci.

Pare siano proprio i pesticidi i principali responsabili di questa catastrofe, come ci racconta Instablog:

Sono i pesticidi a far diminuire la produzione di miele perché una quantità eccessiva di queste sostanze si accumula nel polline di cui le api si nutrono. Lo ha scoperto un team di ricercatori dell’Università della Pennsylvania che ha presentato i dati raccolti al convegno della Società Americana di Chimica in corso a Philadelphia. Oltre al polline, gli scienziati hanno analizzato larve, api adulte e la cera dell’alveare, riscontrando la presenza di 70 tipi di pesticidi: in media il polline ne conteneva di sei tipi diversi, ma in un campione ne sono stati individuati ben 31.

Un panorama che lascia ben poco posto alla speranza. Tuttavia leggendo Blogeko pare che lentamente qualcosa si stia muovendo:

La Germania ha proibito otto pesticidi, ritenuti dannosi per le api dopo una morìa verificatasi in concomitanza con la semina del mais. Da qualche anno c’è l’abitudine di trattare con pesticidi la semente.

 

L’Unaapi (Unione nazionale associazione apicoltori d’Italia) ha contato 40.000 alveari spopolati a inizio aprile in Pianura Padana. Anche queste morìe si sono verificate al momento della semina del mais conciato. Un successivo aggiornamento ha portato a 50.000 gli alveari colpiti.

Digital Worlds definisce le api una community davvero riuscita, vecchia di 40.000 anni e che è sopravvissuta a ben 3 glaciazioni. Speriamo che di non essere proprio noi a portarla all’estinzione. Sarebbe la nostra estinzione!

PARE PROPRIO CHE ANCHE LE ONDE DEI CELLULARI FACCIANO PERDERE LA VIA DI CASA

ALLE API CHE PERDENDO IL SENSO DELL’ ORIENTAMENTO

 

 

 

Alcuni mesi fa avevo già posto il quesito: “Che fine hanno fatto le api?”

Infatti in molte regioni del pianeta l’allarme legato alla scomparsa delle api sta crescendo e molti studiosi si sono messi all’opera per tentare di capire come stanno le cose.

 

Tra le tante ipotesi la più accreditata sembra essere quella che ritiene i cellulari e le antenne della telefonia mobile alla base della misteriosa e progressiva scomparsa delle api. La conferma arriva dall’India, ed esattamente dallo stato del Kerala, dove più di centomila persone lavorano nel settore dell’apicoltura. Il responsabile dello studio, Sainuddin Pattazhy, ritiene che le onde elettromagnetiche dei cellulari e delle antenne “confondono” l’orientamento delle api operaie (le quali non riescono a fare più ritorno all’alveare). La colonia resta così priva di rifornimento e si estingue nel giro di dieci giorni.

 

Quindi non solo ci si mettono i pesticidi usati in agricoltura, ma anche l’eccessivo uso di cellulari a minacciare l’esistenza di questi meravigliosi insetti. Non dimentichiamo infatti che le api non solo ci procurano il miele ma, soprattutto, rivestono un ruolo fondamentale nell’impollinazione dei fiori e perciò nella sopravvivenza del regno vegetale.

Se possiamo riduciamo giusto all’indispensabile l’uso dei cellulari.

 

FITOFARMACI E PESTICIDI, KILLER DELLE API

 

Parliamo ancora di api. Sì lo sò che è un tema di cui si parla già da un po’, ma cosa si sta facendo?

Le multinazionali continuano tranquillamente a produrre fitofarmaci e pesticidi (come il neonicotinoide), e gli agricoltori li comprano a piene mani.

Sempre colpa degli interessi personali, del “dio profitto”.

 

Anche a questa terribile faccenda della scomparsa delle api se ne interessa solo chi ne è direttamente interessato, cioé gli apicoltori, a tutti gli altri non gliene frega un tubo (anche se gli dici che gran parte della frutta che mangiamo deve la sua esistenza alle api !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!).

 

Il fatto è che se non ci sono interessi personali dietro, noi neanche le vediamo le cose.

 

vi passo una curiosità: se non ricordo male, nella Dottrina Segreta (dove si parla dei cicli cosmici e degli albori dell’umanità) Helena Blavatsky rivela che le api e le formiche furono portate sulla Terra dal pianeta Venere dai Signori della Fiamma, proprio perché indispensabili al “nascente” regno vegetale. Una assurdità? Mah, chissà!

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