ai fatto tutto??

Se la fatica fisica è un modo per dimenticare la sofferenza per l’acacia, i lavori dell’estate ci potranno risultare utili. Cicloni, anticicloni, bufere e nevicate tardive permettendo, i raccolti dovrebbero continuare e quindi metti, togli, sposta i melari, controlla le colonie, smiela …., insomma l’attività è ancora intensa. Se inoltre il pessimismo d’inizio stagione non ha permeato l’apicoltore nell’intimo, è il caso di trovare l’energia di dedicare tempo alle colonie e preparare le basi per l’annata successiva. Sperando naturalmente che sia migliore di quella in corso, ma anche di quella prima e così via andando indietro di una manciata d’anni.
lavori luglioIl produttore apistico o aspirante tale, oltre a produrre (speriamo) copiose quantità dei mieli estivi può approfittare di questi mesi per mettere ordine negli apiari, procedere con le sostituzioni delle regine che non ci hanno soddisfatti in stagione e per produrre sciami artificiali. I problemi di sciamatura eccessiva (come già accennato nel numero precedente) di sensibilità alle virosi, alle varie pesti, alle micosi (covata calcificata), di debole ripresa primaverile, di scarsa spinta a melario, tanto per citare alcuni esempi, possono essere, probabilmente, risolti con la sostituzione della regina. Ricordiamoci però che le capacità di una regina nuova, normalmente, necessitano, per essere giudicate, dell’arco di una stagione completa: si tratta innanzi tutto di darle un poco di tempo per adattarsi al nuovo ambiente per concederle, poi, l’opportunità di esprimere le proprie potenzialità nelle diverse fasi stagionali. Con questo voglio dire che se una regina appena inserita non risulta proprio menomata dal punto fisico non è il caso di farsi prendere dalla frenesia di rimpiazzarla subito. A fronte di caratteri che, ad una prima impressione, non ci soddisfano appieno, la regina potrebbe, magari, presentarne altri che invece ce la faranno apprezzare particolarmente. Starà poi a noi mettere tutto sul piatto della bilancia e giudicare nel complesso le sue attitudini. Conviene optare per regine selezionate o per quelle “fatte in casa”? Dipende dai numeri e dalle nostre capacità di operare una selezione genetica. Nella maggioranza delle realtà aziendali medio-piccole comunque non avrei esitazione su quale scelta consigliare: regine selezionate. La selezione genetica applicabile in apicoltura è riferita prevalentemente alla matrice materna, pertanto, più è ampia la base di ricerca, tanto maggiore sarà la validità del risultato. I caratteri oggetto di selezione sono, infatti, non pochi: rendimento della colonia in termini di produzione e consumi, resistenza alle malattie, adattamento alle condizioni invernali e ripresa primaverile, tenuta del favo, bassa tendenza alla sciamatura, compattezza della covata e docilità. L’obiettivo di un selezionatore è di fissare il numero più elevato possibile di caratteri validi in un unico soggetto, creare in definitiva la regina “migliore”. Obiettivo (come, peraltro, molti degli obiettivi apistici) assai ambizioso e difficile, tuttavia l’imponente lavoro di ricerca e selezione consente, già, di ottenere e commercializzare individui decisamente soddisfacenti e simili tra loro. Quest’ultimo fattore raramente è preso in considerazione dall’apicoltore del fine settimana eppure anche lui può apprezzarne i vantaggi. I caratteri genetici sono “nel bagaglio” dalla regina ma determinano il comportamento dell’intera colonia fino a quando quella regina non sarà sostituita. Se si posseggono anche solo cinque alveari ma questi presentano caratteristiche ed andamenti molto differenti, significa che ogni colonia è una storia a sé. Mentre alcune famiglie hanno una buona ripresa primaverile, le altre stentano; ad alcune è possibile dare diversi fogli cerei da costruire in primavera, mentre ad altre se non gli sì da una mano rischiano di non arrivare ai raccolti importanti; talune sembra che vivacchino per tutta la stagione senza gloria e senza infamia, altre debordano di api e producono molto. Insomma per ognuna occorre una ricetta e una conduzione differente. Se situazioni di questo genere possono risultare istruttive e persino divertenti per un principiante, quando si raggiunge un certo livello di esperienza la situazione andrebbe, comunque, normalizzata. La gestione di colonie il più possibile simili tra loro non solo semplifica ed accelera le operazioni in apiario, ma consente, anche, una maggiore previsione del loro andamento nel corso della stagione ed una più incisiva gestione dal punto di vista sanitario. I vantaggi della selezione, quindi, sono al servizio di tutti, non solo dei produttori apistici a fine economico.
lavori luglioVediamo ora, brevemente, qualche accorgimento per prodursi sciami artificiali dai propri alveari. Dal punto di vista della tempistica delle operazioni è consigliabile procedere alla costituzione dei nuclei in un periodo d’importazione e in ogni modo, quantomeno in Piemonte, entro fine luglio sia per disporre di una sufficiente presenza di fuchi per la fecondazione delle regine appena nate, se si parte con cella reale, sia per avere ancora tempo di rinforzare e parificare gli sciami, con favi di covata prima dell’invernamento. Il metodo più semplice consiste nel dividere la famiglia in due. I favi, e possibilmente il “volo” vanno ripartiti equamente tra due arnie, una delle quali ospiterà la regina vecchia, l’altra quella nuova. Nel caso, nella salomonica divisione, si utilizzi per una delle due “parti”una cella reale si provvederà ad assegnare a questa nuova famigliola (che rischia di essere meno “attraente” per mancanza di feromoni e che dovrà attendere per un poco l’apertura del reparto maternità) il volo.
Altro sistema altrettanto semplice prevede invece il prelievo da uno a tre favi di covata da ciascuna famiglia, a seconda della sua potenza, per la costruzione di sciami artificiali costituiti da tre favi di covata ed uno di scorta. Se si hanno a disposizione favi costruiti ma vuoti se ne inserisce uno per nucleo, altrimenti s’introduce un foglio cereo e si nutre per consentire loro di tirare la cera. Insomma, anche se la depressione regna sovrana, mentre scrivo nei freddi e piovosi giorni della fioritura dell’acacia, nulla toglie di che più avanti si possa “giocare” un po’ con le api confidando in un andamento stagionale più confortante.
Buon lavoro a tutti.

Ulderica Grassone

Perché non impiegare celle reali?

E’, ancora, poco diffusa è la pratica di acquistare presso gli allevatori celle reali al posto delle regine già fecondate da inserire negli sciami artificiali o nelle colonie orfane. Tenendo fermo il concetto di selezione che comunque l’allevatore effettua sia che ci venda la regina oppure la cella reale, in questo modo di operare possiamo evidenziare pro e contro.
Il primo vantaggio che salta immediatamente all’occhio, anche per i più indifferenti alla pecunia è il costo inferiore delle celle: a titolo puramente indicativo il rapporto cella/regina è all’incirca di 1/3-1 /4. Il costo di una regina fecondata ed impacchettata ovviamente è giustificato: il surplus di lavoro per la conclusione del ciclo, il materiale impiegato per le fecondazioni, il rischio corso dall’allevatore per le fecondazioni mancate o insufficienti nonché la raccolta e l'”imballaggio” concorrono alla formazione del prezzo. Rispetto alla produzione casalinga delle celle reali, quelle acquistate ci consentono di guadagnare dieci giorni di tempo (è, infatti, questa l’età ottimale d’utilizzo delle celle) oltre al fatto che, soprattutto chi non ha molto tempo o dimestichezza con la tecnica del traslarvo, può, più proficuamente, impiegare il suo tempo. Il modo di operare nel caso d’inserimento di una cella oppure di una regina sono differenti. La probabilità di successo che da una cella si arrivi ad una regina feconda può essere stimata intorno al 70-80%, con una perdita di circa il 20-30% (le stime vanno sempre considerate con estrema cautela). Questa forbice impone di lavorare su una quantità maggiore di materiale per poi ridimensionarlo sull’effettiva fecondazione ottenuta. In pratica se da dieci sciami iniziali ne otterrò sette/otto con regina feconda, i favi dei due-tre rimanenti li posso ridistribuire sugli altri. Da sottolineare che la probabilità di successo è dipendente da fattori sia interni all’alveare sia esterni. Le celle devono essere maneggiate con cautela e devono essere mantenute alla temperatura ed umidità del nido durante tutto il trasporto fino al loro inserimento definitivo: allo scopo possono tornare utili spugnette forate, asciugamani bagnati o meglio ancora uno sciame con telaio portastecche. Per l’inserimento sul favo di covata si effettua una piccola incisione con la leva, preferibilmente in un punto in cui ci sia un po’ di miele per facilitarne l’accettazione. L’ulteriore protezione della base della cella con un pezzetto di carta d’alluminio consente di affrontare anche i “casi” più difficili: ad esempio famiglie rimaste a lungo orfane o fucaiole.
Tra i fattori esterni all’alveare, oltre ovviamente all’andamento climatico nei giorni del volo nuziale, da considerare con estrema attenzione è la disponibilità di fuchi per la fecondazione delle regine. Soprattutto quando si posizionano molti nuclei, se si ha il sospetto che in quella zona i fuchi non siano abbondanti converrà provvedere, per tempo al loro allevamento (ovvero almeno i 40 giorni che passano tra la deposizione di un uovo non fecondato ed un fuco maturo sessualmente). E’ sufficiente inserire, in almeno due alveari ben popolosi (possibilmente quelli con le caratteristiche genetiche che vorremmo contribuire a “fissare”), un telaio senza foglio cereo tra l’ultima scorta e la prima covata perché le api allevino covata maschile. Meglio sarebbe effettuare quest’operazione fuori del periodo d’importazione affinché non lo riempiano di miele.
L’impiego delle celle può essere utile, però, anche in altri casi.
Quando in primavera con lo scopo di prevenire la sciamatura si hanno favi di covata in esubero e le regine non sono ancora disponibili, o perlomeno sono merce rara e preziosa, nel senso che devono essere prenotate per tempo e costano carucce, le celle reali rappresentano un buon compromesso. Da considerare anche che mentre le regine devono sempre essere prenotate per tempo, le celle reali possono essere disponibili presso gli allevatori in tempi più brevi. Anche la classica sostituzione della regina non efficiente all’interno della colonia può essere fatta innestando una cella: la regina vecchia è uccisa e lasciata sul fondo dell’alveare (non a monito, bensì per far sentire l’orfanità) ed è immediatamente inserita la cella. A fronte dei lati positivi, ovviamente, ve ne sono altri negativi. Il primo l’abbiamo visto ed è il rischio che non si arrivi alla fecondazione: ma è ben per questo che le celle costano meno!! Altri aspetti sono legati alla loro delicatezza che induce alla ricerca di un fornitore locale o comunque non troppo lontano (le celle non si spediscono per posta) ed alla necessità di utilizzarle entro il tempo definito, ed inderogabile (piogge impreviste comprese) della schiusa. A conti fatti, in ogni modo, si tratta di problematiche risolvibili. Ad ognuno la scelta.

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